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Sharing economy e terzo settore: motore trainante l’uno dell’altro, una speranza che per ora non si concretizza

 

Le contaminazioni tra i due “mondi” tardano a realizzarsi. Il terzo settore non ha ancora compreso appieno la forza propulsiva che la sharing economy può esercitare su di esso.

 

Un no profit ancora ancorato a una visione “romantica” di se stesso, valoriale e scarsamente rigenerante. Sono ancora poco le realtà che hanno compreso le nuove tendenze, le nuove opportunità, le nuove occasioni.

 

Un cambiamento di paradigma che tarda a realizzarsi, così come rileva Collaboriamo.org in una sua ricerca: solo l’11% dei servizi collaborativi nati in Italia sono registrati come imprese sociali.

 

I due mondi in realtà hanno tanti punti di contaminazione!

 

Proviamo solo a declinarne uno, quello apparentemente poco condivisibile.

 

I servizi del terzo settore hanno una finalità sociale intrinseca nella sua definizione, i servizi collaborativi d’altra parte pur non perseguendola in modo così esplicita, nascono, per lo più, con la volontà di creare modelli alternativi a quelli tradizionali e generare valore per la società.

 

La realtà è fatta di alcune esperienze interessanti e proficue per i due mondi: questo è potuto accadere quando hanno provato a liberarsi di paradigmi di lettura dei bisogni e dei contesti tradizionali e non più funzionali.

 

Stringendo accordi con piattaforme collaborative e/o creandone di nuove, il terzo settore non può che raccogliere vantaggi e gestire la crisi, ormai consolidata e dettata da una sempre più minore disponibilità di risorse pubbliche e tagli nell’erogazione dei servizi, in modo creativo e non più depressivo.

 

Alcuni esempi per capire meglio di cosa stiamo parlando.

 

Gnammo, (piattaforma di Social Eating) ed Emergency, per la campagna “#100 cene per Emergency” per tutto il mese di marzo chi crea un evento su Gnammo può donare parte dell’incasso ad Emergency, a sostegno delle sue attività ed in particolare del Programma Italia, che ha già offerto oltre 150 mila visite gratuite a migranti e persone in difficoltà. I cuochi di Gnammo possono inoltre decidere di invitare come gnammer un volontario dell’ONG, che racconti a tavola le attività di Emergency.

 

Tabbid, piattaforma che mette in contatto persone per eseguire piccoli lavoretti, ha promosso un accordo con una cooperativa per includere i detenuti e le loro produzioni, all’interno della propria piattaforma

 

Scambiacibo o Ifoodshare, che promuovono lo scambio in eccedenza di cibo, permettono a servizi come il Banco Alimentare e le banche digitali di raggiungere un pubblico più ampio.

 

Rete del Dono, piattaforma di crowdfunding per la raccolta di donazioni online a favore di progetti d’utilità sociale ideati e gestiti da organizzazioni non profit, permette, di trovare nuove forme di sovvenzioni .

SouthwarkCircle, piattaforma di incontro fra volontari e anziani o Bircle, servizio che mira a creare itinerari di viaggio accessibili attraverso guide costruite con la partecipazione dei cittadini, sono, invece, nuovi servizi sociali pensati già in ottica collaborativa.

 

Solo alcuni esempi, seppur, come si è detto all’inizio, ancora esigui, di come le imprese sociali possano trovare e inventare nuovi modelli di business, diffondere su nuovi territori i propri servizi e ripensarli anche in ottica di maggiore rispondenza ai nuovi bisogni emergenti che tardano ad essere compresi.

Innovazione Sostenibile propone un Laboratorio di Formazione sulla Sharing Economy in partnership e collaborazione con realtà nazionali e internazionali di rilievo quali: Fondazione Fitzcarraldo, Impact HUB Roma, BlaBlaCar, Gnammo, Associazione Italiana Sharing Economy.

Per approfondimenti sui contenuti, date, costi e modalità d’iscrizione visitare il sito www.innovazionesostenibile.eu

 

 

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