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Importazioni italiane in Qatar

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Territorio ed economia

Lo stato del Qatar ha una superficie poco più estesa dell’Abruzzo e una popolazione di oltre 1,8 milioni di abitanti (di cui solo il 20% locali) e la maggior parte concentrati nella capitale Doha. Il Paese, situato nella penisola arabica, confina a sud con l’Arabia Saudita e per il resto si affaccia sul Golfo Persico. Ad oggi, il Qatar può essere considerato come uno dei Paesi più dinamici al mondo. La sua prosperità, nata con lo sfruttamento delle riserve di petrolio (tredicesimo posto assoluto fra i produttori di greggio), e di gas naturale (terzo Paese al mondo), si è consolidata attraverso un lungimirante processo di diversificazione del settore produttivo e di riforme politiche e sociali. Nonostante i soddisfacenti risultati della politica di diversificazione economica, il settore degli idrocarburi ha mantenuto ancora un peso preponderante (50%) nella composizione del PIL.

 Interscambi commerciali Italia-Qatar

L’Italia si è affermata negli ultimi 10 anni come un partner commerciale molto importante per il Qatar, tanto che, tra il 2006 e il 2009, è stata uno dei principali commerciali Paesi esportatori verso l’emirato. A partire dal 2009 e fino al 2011, tuttavia, l’Italia ha osservato una consistente flessione delle proprie esportazioni, che sono nuovamente tornate a crescere solo nel 2012. Segno che l’Italia gode di ottima reputazione in Qatar, dove il Made in Italy è sinonimo di stile, qualità e lusso. A fronte di una riduzione nelle esportazioni, si è anche assistito a partire dal 2009 a un aumento consistenze delle importazioni provenienti dal Qatar (in particolare dell’importazione di materie prime), che sono giustificate principalmente dall’inaugurazione dell’impianto di rigassificazione di Rovigo (che da solo, nella prima metà del 2010, ha importato gas naturale per un valore pari a 619 milioni di euro).

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Gli ambiti verso cui si concentrano gli investimenti italiani in Qatar interessano specialmente il settore energetico, che rappresenta la voce principale dell’export qatarino in Italia (e si distinguono, in questo settore, imprese italiane presenti in loco come Enel Power e Saipem) e il settore delle infrastrutture.

In considerazione della concorrenza agguerrita di imprese cinesi, giapponesi e sudcoreane, le istituzioni italiane e gli imprenditori interessati al piano di modernizzazione dell’emirato hanno pensato di rafforzare la cooperazione economica bilaterale, grazie alla creazione di joint ventures tra aziende italiane e qatarine su entrambi i mercati. Oltre a facilitare l’accesso delle imprese italiane attive nel settore delle infrastrutture ai fondi del Qatar destinati ai lavori pubblici, le diverse missioni imprenditoriali di questi ultimi mesi (promosse principalmente da Governo, Confindustria, Cna, Ance e Simest), hanno mostrato le potenzialità che l’Italia può vantare agli occhi degli investitori del Qatar, a cominciare dall’impiego di una parte del fondo sovrano dell’emirato nel piano infrastrutturale del governo e, soprattutto, nel settore dell’energia, che rafforzerebbe il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo. Anche per queste ragioni sono state 90 le aziende italiane che hanno partecipato al Project Qatar, principale evento fieristico nel Paese che richiama espositori appartenenti ai settori delle costruzioni, dei materiali e dei macchinari.

Il fattore tempo e la credibilità finanziaria dell’Italia, tuttavia, avranno ancora una volta un ruolo decisivo, per decretare il successo del Made in Italy nel settore delle costruzioni.

A partire dal 2008 risultano sostanzialmente invariate le esportazioni nei settori del “sistema casa”, delle “pietre e perle preziose” e nel settore “chimico”, mentre si registrano andamenti piuttosto negativi nel settore “macchinari” (- 23%) e in quello dei “metalli” (- 59,6%). Tra i macchinari la voce che registra la maggiore perdita è imputabile a quella dei “macchinari meccanici”, con un importo complessivo di circa 285 milioni di €, seguendo un trend negativo che dal 2008 ha visto ridursi la quantità esportata di circa 470 milioni di €. Tra i metalli tutte le voci sono in perdita e la più rilevante è quella dei “lavori di ghisa, ferro ed acciaio” che, con una variazione di 110 milioni di €, rappresenta quasi l’intera percentuale negativa del settore.

Notizie confortanti arrivano invece dal settore alimentare, che registra un incremento del 26,3% diffuso a quasi tutti i prodotti esportati,  e da quello dei mobili, che registra un aumento del 34,5% delle esportazioni, traducibile in una variazione positiva di circa 26 milioni di €. Altro settore in leggera crescita è, infine, quello dell’abbigliamento e dei tessuti (+ 3,5%).

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