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CDM: quando la ricchezza viene dalle emissioni inquinanti

Una nuova fonte di ricchezza per aziende ed organizzazioni potrebbe venire oggi anche dalle emissioni di gas inquinanti. Il protocollo di Kyoto (1997) prevede infatti l’obbligo per i Paesi industrializzati di operare entro il 2012 una riduzione delle emissioni inquinanti del 5% rispetto ai valori registrati nel 1990; per ovviare però alle difficoltà che i Paesi “in via di sviluppo” (PVS) avrebbero avuto nel sostenere i costi delle riduzioni, ha anche previsto una serie di cosiddetti “meccanismi flessibili”.

Tra questi, in particolare, il Clean Development Mechanism (CDM) che consente a Paesi e compagnie, pubbliche e private, di “esternalizzare” la loro quota di emissioni da ridurre, in altri Paesi. Nello specifico, un’azienda realizzando un progetto mirato alla limitazione delle emissioni inquinanti in un PVS può accumulare come “crediti di emissione” (o CERs – Certified Emission Reductions) la differenza fra la quantità di gas emessa realmente e quella che sarebbe stata emessa senza la realizzazione del progetto stesso. Il CDM ha infatti un duplice scopo: da un lato permettere ai PVS di disporre di tecnologie più avanzate per progredire sulla via dello sviluppo sostenibile, dall’altro di favorire l’abbattimento delle emissioni lì dove è economicamente più conveniente, non solo per l’azienda che investe, ma anche in termini di costi globali. Inoltre i CERs possono essere utilizzati non solo per l’osservanza degli impegni di riduzione previsti dal Protocollo stesso, ma anche come merce di scambio nel mercato internazionale.

È questo meccanismo che ha permesso a Paesi come la Cina – che nel 1997 era considerato PVS ma che oggi è il primo Paese in termini di emissioni di CO2, responsabile di quasi un quarto di tutte quelle del pianeta – di trasformare la sua debolezza in un punto di forza negoziale, utilizzando i CERs come moneta di scambio per colmare il gap tecnologico con l’Occidente nel settore delle energie rinnovabili.

L’Italia, grazie anche al contributo del neo Ministro dell’Ambiente Clini – da tempo sostenitore della collaborazione con la Cina – ha saputo gestire al meglio l’accesso al mercato cinese della CO2. Il Ministero è stato infatti tra i primi a lanciare programmi di cooperazione con la Cina – nell’ambito del Protocollo di Montreal (1987) sulle sostanze dannose per l’ozono – che hanno consentito a livello governativo un dialogo molto efficace e, all’indomani della ratifica di Kyoto, di accaparrarsi una grossa fetta di CERs. Questi sono stati utilizzati sia dal Fondo Governativo Italiano per il Protocollo di Kyoto, sia da ENEL che è così riuscita ad assicurarsi con grande anticipo – a differenza di molte altre concorrenti europee – il rientro nei limiti imposti dal Protocollo.

Sono ancora poche però le aziende italiane che hanno approfittato di questa opportunità così come le ONG che potrebbero cogliere, nel mercato dei CERs, una valida risposta anche all’annoso problema del finanziamento di progetti di cooperazione in paesi in via di sviluppo.

Anche Innovazione Sostenibile vuole dare il  suo contributo su questo tema. A breve realizzerà un seminario su “Carbon Financing: finanziare lo sviluppo sostenibile e la riduzione di emissioni attraverso i meccanismi flessibili del protocollo di Kyoto”. Il seminario sarà
tenuto da un professionista che svolge l’attività come trader nell’ambito del mercato volontario per le riduzioni di emissioni in una importante società svizzera. Il seminario toccherà argomenti quali: il funzionamento dei diversi mercati per le riduzioni di emissioni, i criteri fondamentali che garantiscono l’approvazione e la sostenibilità dei progetti CDM e gli indicatori principali di sostenibilità e rendimento di un progetto per la riduzione di emissioni.

Tutti coloro interessati a partecipare a questo importante seminario, della durata di un giorno, possono scriverci a info@innovazionesotenibile.eu

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